Per la Nazionale Italiana la spedizione ai Giochi paralimpici di Tokyo è stata memorabile: 69 medaglie conquistate che superano il bottino di Rio 2016 e battono anche il record di sempre che durava da Seoul 1988.
Ma chi sono gli atleti paralimpici?
Gli atleti paralimpici hanno subito un lutto. Una perdita. Che sia di un arto o di un senso come la vista o l’udito poco importa. Questi atleti hanno una personalità ben distinta da atleti normodotati. Determinazione e consapevolezza sono la spinta che li porta a raggiungere il traguardo, quasi come se fosse un riscatto per la condizione a cui sono soggetti.
Lo si impara nello sport, ma è una vera lezione di vita. Prima di diventare campioni e campionesse questi ragazzi e ragazze hanno la necessità di avere una guida psicologica e lavorare sull’accettazione del proprio corpo. Coach e psicologi dello sport hanno un ruolo fondamentale in questo percorso. Non si focalizzano mai sui difetti, sui limiti per cercare di colmare le mancanze, ma lavorano su ciò che è presente per poter migliorare e ottimizzare uno specifico gesto tecnico.
Si dice che un atleta paralimpico diventi un vero e proprio perfezionista.
La verità è che in loro nasce il senso di riconferma sociale per dimostrare ancora una volta di poter superare una nuova sfida, quella sportiva. Hanno una personalità resiliente, capace di trasformare l’evento negativo subito in una fonte di apprendimento che consente loro di acquisire sempre nuove competenze per arrivare alla conquista.
Presto calerà il sipario sulle 69 medaglie vinte quest’anno, ma i diritti delle persone con disabilità vanno riconosciuti anche al di fuori dello sport; continuiamo a seguire i nostri atleti anche quando si batteranno per l’accessibilità nelle palestre o il diritto agli ausili e alle protesi.
Gli atleti paralimpici
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