Il bullismo è un fenomeno in esponenziale crescita negli ultimi anni. I social network, il web e gli strumenti telematici sono ambienti del tutto fertili dove, soprattutto, i giovanissimi possono diventare vittime – o autori essi stessi - di atti denigratori, le cui ricadute possono avere effetti devastanti sul piano tanto fisico quanto psicologico delle vittime.
Qualsiasi condizione di disabilità espone il soggetto al maggior rischio di essere vittima del bullismo. Chi compie atti di bullismo verso le persone con disabilità risponde in genere alla necessità di “proiettare” sull’altro, e quindi allontanare da sé, le proprie fragilità. Il termine bullismo deriva dall’inglese “bullying”, che definisce il fenomeno delle prepotenze tra pari (in ambito scolastico, ad esempio i compagni di classe) e si articola secondo molteplici schemi, esponendo la vittima in maniera reiterata ad atti di abuso o prevaricazione – diretta o indiretta –, spesso in presenza di spettatori o complici, che assumono un ruolo di rinforzo o legittimazione.
La violenza contro i soggetti con disabilità è spesso sistemica e deriva dal pregiudizio e dall’intolleranza verso l'altro e dall’ignoranza relativa alla condizione di disabilità. I minori con disabilità sono più a rischio vittimizzazione nelle scuole in quanto maggiormente soggetti a isolamento ed esclusione sociale, anche a causa di ostacoli e barriere di varia natura che possono ostacolare una reale inclusione. Questa condizione impedisce l’instaurarsi delle relazioni interpersonali, così ostacolando la conoscenza e comprensione delle disabilità e, al contrario, costituendo “terreno fertile” per l’instaurazione dei fenomeni di violenza o, più nel particolare, di bullismo.
La vittima
Chi è vittima di bullismo soffre frequentemente di disturbi d’ansia e preoccupazione e registra disistima, senso di colpa e vergogna, isolamento sociale, depressione, disturbi comportamentali, del sonno o dell’appetito e deficit di concentrazione oltre a problematiche più gravi quali depressione e problematiche croniche.
Ma nello specifico che cos’è il bullismo e come possiamo aiutare le persone a prevenirlo?
È possibile individuare due differenti tipologie di bullismo. Il bullismo diretto consiste in aggressioni fisiche, insulti, minacce, e – a sua volta – si divide in due sottocategorie: il bullismo fisico, ovvero di fenomeni di violenza fisica per costringere la vittima a una certa condotta o per estorcere denaro o altro; il bullismo verbale, attraverso insulti, derisioni, scherno. Il bullismo indiretto, invece, si declina nell’esclusione e nell’isolamento sociale dal resto del gruppo. Gli studi in materia testimoniano come il bullismo indiretto sia quello più frequente (ma non certo l’unico) nel caso di vittime con disabilità. Oggi, con lo sviluppo delle tecnologie, i comportamenti appena descritti possono consistere sia in condotte in presenza, sia attuate a distanza, attraverso cellulari, computer, social network, etc. (bullismo elettronico, digitale o cyberbullismo). In questi casi la condotta, le finalità e gli effetti sono analoghi, ma si modifica il mezzo tramite il quale i comportamenti vengono agiti.
Possiamo considerare forme di bullismo anche il non rispetto delle regole civili per una corretta convivenza. Esempi pratici possono essere parcheggiare impropriamente in un posteggio riservato alle persone con disabilità non avendone diritto, manomettere il dispositivo per l’abbattimento barriere architettoniche nei luoghi pubblici.
Nel combattere e nel prevenire atti e condotte di un genere così disturbato e aberrante, come quelli di bullismo contro la disabilità, un ruolo fondamentale spetta proprio all’educazione. Educazione che va praticata fin dai livelli più bassi di scolarità e che presuppone la consapevolezza come motore alla radice dell’intervento.
L’educazione alle differenze è imprescindibile!
Bullismo e disabilità
Commenti